Tempo di scatto

Tempo di scatto

Uno dei tre capisaldi del triangolo dell’esposizione.

Indica il tempo durante il quale l’otturatore di una macchina fotografica consente il passaggio di luce e, quindi, l’impressione del sensore.

Come si esprime?

Si esprime come una frazione dell’unità di tempo, ad esempio 1/100 s

Nella quasi totalità delle moderne fotocamere è possibile impostare questo parametro, che consente tempi di scatto estremamente diversi, da infiniti ad infinitesimali, cioè da BULB a 1/8000.

Ricorda che 1/60 è un tempo di scatto più rapido di 1/30 (la metà) con tutto quello che ne consegue.

1/8000 s
1/4000 s
1/2000 s
1/1000 s
1/500 s
1/250 s
1/125 s
1/60 s
1/30 s
1/15 s
1/8 s
1/4 s
1/2 s
1 s
B (bulb) — l’otturatore rimane aperto finché il fotografo tiene premuto il pulsante di scatto.

Per ottenere una fotografia non mossa, occorre impostare un tempo di scatto adeguato alla scena che stiamo riprendendo, ponendo la massima attenzione alla velocità relativa che c’è tra il soggetto della foto e la fotocamera. Se vorrai fotografare una moto da corsa che ti sfreccia davanti, dovrai usare tempi brevissimi, se usi un treppiede e fotografi una chiesa potrai utilizzare tranquillamente tempi di diversi secondi.

Ma quando parliamo di APR, capirai bene che, per quanto performanti, non saranno mai immobili, perciò – consiglio personale – non scendere mai al di sotto di tempi di 1/60 quando fai fotografia.

Veniamo alla fotogrammetria. Il tempo di scatto è un parametro decisivo per la (non) riuscita di un rilievo. Se è vero che una foto sottoesposta in parte si può recuperare, una foto mossa è INUTILE.

I software SfM come Agisoft Metashape non avranno modo di ricavare punti utilizzabili e perciò il lavoro sarà perso.

1/30 sec. f/2,8 8,29 mm

Questa foto è frutto di un test che ho fatto per verificare il comportamento della camera E90 (guarda la mia strumentazione) in automatico all’alba. Questo test lo feci pochi giorni prima di un lavoro da effettuarsi inderogabilmente alla stessa ora. Per fortuna.

L’automatismo della camera, a cui mi sarei affidato (perché ad oggi onestamente non ha mai fallito) tentava di recuperare un po’ di luce abbassando i tempi di scatto fino a 1/30s, lasciando gli ISO intorno ai 320. Nei movimenti rapidi del drone, le foto erano mosse!

Come rimediare?

Gli automatismi sono utilissimi se comprendi la logica che vi è dietro.

In effetti l’automatismo ha funzionato, ma le foto, così, erano sbagliate. Se ti trovi in situazioni simili, in campo fotogrammetrico hai due possibili soluzioni:

  • Con le regole del triangolo dell’esposizione, puoi modificare l’apertura del diaframma o alzare gli ISO, ben sapendo che ognuna di queste due scelte si porta dietro delle conseguenze (profondità di campo che diminuisce, rumore che aumenta ecc..);
  • Diminuire la velocità di missione dell’APR, portandola ad un valore basso (1-2 m/s), dovendo però considerare che ti serviranno più batterie per poter coprire una missione che durerà di più.

Potrei anche dirti di aumentare la quota di volo, ma questo influirebbe sul GSD, che è il primo parametro di progettazione della missione, per cui salire di quota è l’ultima ratio per cercare di portare a casa un lavoro.

Non esiste una regola che vale sempre, devi conoscere la tua strumentazione, testarla e sapere perfettamente come “ragiona”. Poi devi essere in grado di reagire ad ogni situazione reale che ti si propone, consapevole anche dei limiti tecnici della fotocamera.

Giancarlo Ciaccia

Giancarlo Ciaccia

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